L'Italia va in vacanza, come ogni anno. Ci va con le pive nel sacco, dopo quattro strepitose vittorie ai referendum che però non hanno prodotto il risultato politico che ci aspettavamo: tutto è tragicamente rimasto come prima. A metà del guado, con l'acqua alla gola, ci domandiamo cosa diavolo debba succedere per mandare a casa un'intera classe dirigente che si è rivelata marcia, inetta, rapace, ridicola. Ma ciò che più colpisce è l'ipocrisia che regna sovrana: mentre si sproloquia di "famiglia da proteggere" contro le derive del "relativismo morale", infuriano le notti di Arcore coi loro patetici siparietti da avanspettacolo (ah, quei travestimenti da infermiera col reggicalze!) e si scoprono ogni giorno parlamentari con doppia o tripla vita, che sistemano la moglie a fare consulenze d'oro nelle aziende taglieggiate e le amanti ucraine in hotel di lusso a sbafo, a carico di qualche imprenditore ricattato. Il tutto documentato da intercettazioni vomitevoli, dal linguaggio di incredibile bassezza umana e lessicale. In questo verminaio, le mogli "consulenti" difendono a spada tratta i consorti fedifraghi ("mio marito adora la famiglia e i figli", dichiarano impavide con sprezzo del ridicolo alle tivu), mentre questi ultimi virtuosamente dichiarano di leggere "L'imitazione di Cristo" in carcere in attesa di riabbracciarle (scansando le corna preventivamente apposte, ovviamente). Un altro esempio di ipocrisia nazionale? A noi sudditi arrivano multe e decurtazione di punti per eccesso di velocità (bastano 11 km più del consentito), mentre un deputato europeo della Lega (tal Francesco Speroni) rilascia interviste a Repubblica dall'eloquente titolo "Vado al massimo", spiegando che lui adora andare a 300 all'ora "dove è permesso" (???). Poichè in Italia anche in autostrada il limite massimo è di 130, ci si domanda dove diavolo eserciti questa sua passione.. A Daytona? Sul circuito di Monza? Oppure, più probabilmente, sulle nostre strade, magari usando l'auto blu col lampeggiante che così spesso vediamo sfrecciare in barba a qualunque divieto? Infine, un'ultima perla. E questa volta parliamo di uno di noi (si fa per dire), un cittadino qualsiasi, quel Salvatore Parolisi che abbiamo visto affranto abbracciare la suocera ai funerali della moglie morta ammazzata. Qualche tempo dopo, é stato visto rovistare tra le erbacce in modo sospetto. Alla richiesta di spiegazioni, ha risposto con aria contrita che "stava cercando un fiore da portare sulla tomba della moglie". Che commozione. Si è poi scoperto che cercava di seppellire il cellulare usato per i contatti con l'amante. Ed è stato in seguito arrestato perchè forse l'ha ammazzata proprio lui quella poveretta della moglie, altro che fiori. Dopo mesi di quadretti edificanti, con la descrizione della famigliola modello, dei coniugi "felici e bellissimi", con quegli stereotipi da mulino bianco che ormai danno solo il voltastomaco, il ritratto alla Dorian Gray di questa "bella famiglia italiana" - una delle tante - sta rivelandosi per quello che è: un inferno di tradimenti, scenate e botte da orbi, ben mascherato all'esterno, secondo il noto adagio che impone di "lavare in casa i panni sporchi". Bella sintesi dello spirito nazionale. Come si può dedurre da questi pochi esempi, l'ipocrisia italiana è antica, radicata, trasversale e ubiqua: colpisce in alto e in basso, a destra e a sinistra, a nord e a sud e fa di questo Paese il paradiso della doppia morale, del perbenismo peloso, dei falsi buoni sentimenti. L'ipocrisia è il vero cancro d'Italia. Dove solo l'apparenza conta e la realtà è spesso vergognosa. La vera rivoluzione morale comincerà quando si chiameranno le cose con il loro nome. A partire dalla famiglia.
domenica 31 luglio 2011
mercoledì 20 aprile 2011
DONNE VELATE, DONNE SVELATE (TROPPO)
Un paio di domeniche fa (una di quelle molto calde) ho assistito a un curioso episodio, a mio parere molto significativo. Circolavano per le strade di Milano molte mie concittadine alquanto svestite: pantaloni a vita molto bassa, tette in mostra, culi al vento. Nessuno se le filava. La carne - soprattutto quella molliccia e cadaverica di fine inverno - era veramente troppa. Poi ho visto molti sguardi incuriositi girarsi reverenzialmente al passaggio di un gruppetto di ragazze musulmane, col hijab d'ordinanza e molto castamente abbigliate: colpivano gli occhi, profondi e bellissimi, incorniciati dal velo civettuolamente avvolto intorno al capo, colpivano i denti candidi scoperti da molti e seducenti sorrisi, le espressioni intense, le carnagioni ambrate che esaltavano i tratti del volto. Erano giovani, ridenti, carine. E molto, molto sexy. Gli abiti coprivano, ma gli sguardi erano quelli giusti. Un successone. Mi sono detta: davvero è tempo di ritornare a una maggiore sobrietà. Siamo tutti stanchi di questo bombardamento di nudi sbattuti in faccia a chiunque, cartelloni pubblicitari di rara sguaiatezza che mostrano femmine e maschi in atteggiamenti da puttane e guappi (penso soprattutto a quelli davvero orribili di D&G, giustamente definiti Docce&Gabinetti), il sesso usato come booster per qualsiasi prodotto, il bunga bunga perenne. Non è moralismo, è nausea. Anche gli uomini italiani - destinatari principali di questo troiume imposto come modello unico di sessualità - cominciano a stufarsi. Infatti si voltano a guardare le ragazze col velo, finalmente ammirate per le loro espressioni e il loro fascino, non per i metri quadri di pelle esposta. Anche i nostri travestimenti da vampire(penso a tante disgraziate mogli convertite al babydoll nero trasparente per compiacere stanchi mariti) ci hanno stufato. Sono avvilenti e inefficaci per saturazione. Sono il nostro burka consumistico, la nostra prigione apparentemente (ma solo apparentemente!) "liberatoria". Torniamo a essere persone, per favore, e non proiezioni di sogni onanistici. Buona Pasqua a tutti.
mercoledì 23 marzo 2011
VOI SIETE BRUTTI, SDENTATI E INCONTINENTI... NOI SIAMO DELLE SPLENDIDE CINQUANTENNI!!
Avete fatto caso alla pubblicità espressamente rivolta agli over 50? Quasi sempre la protagonista è femmina ed è angariata da mille guai: le balla la dentiera, si piscia addosso, se entra in ascensore puzza, non può mangiare la torta di noci, ha il mal di schiena, insomma è un catorcio umano.... Ora, chiunque può facilmente verificare che in Italia la popolazione femminile di questa età non corrisponde per nulla a questo malinconico cliché, anzi. Si vedono in giro cinquanta-sessantenni assai vitali, attraenti, curate e per nulla afflitte da questi deprimenti acciacchi, che - se proprio la vogliamo dire tutta - sono statisticamente più diffusi tra i loro coetanei maschi, che arrivano alla terza età in condizioni spesso non esaltanti, tra calvizie, pance, prostate acciaccate, libido in picchiata.... Purtroppo, in questo disgraziato Paese il modello maschile imperante è quello del Premier, che vorrebbe farci credere di avere i capelli (spray scuro direttamente sul cranio), i denti (dentierona in ceramica), una salute di ferro (ricoveri periodici in health clinic per trattamenti radicali) e una gran voglia di scopare (Viagra)... Loro, i cari maschietti di casa nostra, vogliono convincerci che i problemi della terza età sono affare solo nostro, mentre loro cuccano (escort o assimilate) anche a 80 anni, grazie ai mille "aiutini" di cui hanno tragicamente bisogno. Tra i quali il denaro la fa da padrone.... Un problema che noi non abbiamo. Perché - parafrasando una celebre scena di Nanni Moretti - "voi siete brutti e fate cose orribili, noi facciamo cose bellissime e siamo delle splendide cinquantenni" !!!!!
mercoledì 2 febbraio 2011
LE NOSTRE CITTA', SEMPRE PIU' BRUTTE
Non bastassero le immondizie gettate ovunque, le cacche dei cani sui marciapiedi, gli orrendi pannelli pubblicitari a coprire i troppi "lavori in corso", le nuove deliranti costruzioni verticali a sfregiare l'impianto dei nostri centri storici, ora fioriscono ovunque - brutte come pustole - le "padellone" delle antenne paraboliche. Hanno cominciato a comparire in sordina: prima nei casermoni di periferia abitati dagli immigrati, obbligati a iusarle per restare in qualche modo connessi ai loro paesi lontani, poi gradualmente hanno colonizzato anche le eleganti case d'epoca del centro, portate ovunque dalla necessità (peraltro comprensibile) di sfuggire all'orrore della tv di Stato per approdare alle più libere sponde di quella satellitare... Senza leggi, né vincoli, né regole a contrastarle, le paraboliche si sono un po' alla volta impossessate dei tetti d'Italia, facendo scempio di un panorama - quello visto dall'alto - che finora era uscito indenne anche dagli assalti più barbarici della bruttezza dilagante. Se potete, fatevi un giro in elicottero e vedrete i nostri tetti di tegole rosse butterati dal vaiolo di questi manufatti, come la superficie lunare dai crateri... So che alcune città italiane - più lungimiranti delle altre - hanno cominciato a proteggersi, emanando ordinanze che ne limitano o addirittura ne vietano l'installazione. Bisogna che come cittadini ci facciamo promotori di provvedimenti analoghi, ovunque ci troviamo a vivere. Come fare? Scrivendo mail al proprio comune, organizzando raccolte di firme online (lo si può fare facilmente, esistono siti appositi), sensibilizzando amici e vicini su questa assurda, devastante proliferazione.
Come al solito, la realtà si cambia dalla base. Cambiamola noi.
mercoledì 22 dicembre 2010
IL POTERE DEL SORRISO
Cari Amici,
ho avuto modo di sperimentare - in questi giorni convulsi prima di Natale - quanto sia grande e portentoso il potere della gentilezza. Anche nelle città nevroticamente indaffarate come Milano, dove i passanti si aggirano frenetici per negozi urtandosi con malagrazia e gli automobilisti strombazzano anche alla minima esitazione, si può e si deve portare un esempio positivo. E' inutile lamentarci per l'invivibilità che sembra regnare nel nostro habitat se non siamo disposti - noi per primi - a invertire la rotta e mutare profondamente i nostri automatismi comportamentali. L'ho verificato di persona: ho risposto con un sorriso a chi mi urtava, ringraziato con calore chi mi prestava un servizio (la cassiera del supermercato, il benzinaio, la commessa...), fatto un cenno di riconoscenza all'automobilista cortese che mi lasciava il passo nonostante la follia del traffico, aiutato la persona davanti a me in fila alle casse a mettere sul nastro i suoi acquisti mentre riempiva i sacchetti (tra l'altro si velocizza enormemente la coda, con beneficio di tutti e pochissima fatica)....In una parola ho cercato di portare un po' di umanità là dove pare proprio che sia sparita. I risultati sono stati immediati. L'aggressività si stempera, si ritorna a dialogare, si smorzano i cattivi umori, la qualità della vita migliora. I nostri simili sono come gli specchi: riflettono ciò che hanno di fronte. Se facciamo la faccia dura, è molto probabile che ci verrà ricambiata con uguale se non maggiore intensità. Se invece - anche nella frenesia generale che ottunde ogni residua sensibilità - riusciamo a conservare la nostra empatia per il mondo, la nostra disponibilità a vedere nell'altro non un nemico da cui difendersi, ma un "sosia" che ci assomiglia così tanto da confondersi con noi, ecco che il nostro atteggiamento cambia. Ricordiamoci che questo è anche il motto di questo blog, "Cambiamo noi": la speranza che, sommando tanti singoli comportamenti virtuosi, si pervenga a un cambiamento globale che porti pace e serenità a un livello più alto, per tutti. E' questo, per me, lo spirito del Natale. E con questa esortazione, certa che il mondo sarà migliore se noi per primi saremo migliori, vi saluto e vi auguro un nuovo anno pieno di buoni propositi realizzati!
ho avuto modo di sperimentare - in questi giorni convulsi prima di Natale - quanto sia grande e portentoso il potere della gentilezza. Anche nelle città nevroticamente indaffarate come Milano, dove i passanti si aggirano frenetici per negozi urtandosi con malagrazia e gli automobilisti strombazzano anche alla minima esitazione, si può e si deve portare un esempio positivo. E' inutile lamentarci per l'invivibilità che sembra regnare nel nostro habitat se non siamo disposti - noi per primi - a invertire la rotta e mutare profondamente i nostri automatismi comportamentali. L'ho verificato di persona: ho risposto con un sorriso a chi mi urtava, ringraziato con calore chi mi prestava un servizio (la cassiera del supermercato, il benzinaio, la commessa...), fatto un cenno di riconoscenza all'automobilista cortese che mi lasciava il passo nonostante la follia del traffico, aiutato la persona davanti a me in fila alle casse a mettere sul nastro i suoi acquisti mentre riempiva i sacchetti (tra l'altro si velocizza enormemente la coda, con beneficio di tutti e pochissima fatica)....In una parola ho cercato di portare un po' di umanità là dove pare proprio che sia sparita. I risultati sono stati immediati. L'aggressività si stempera, si ritorna a dialogare, si smorzano i cattivi umori, la qualità della vita migliora. I nostri simili sono come gli specchi: riflettono ciò che hanno di fronte. Se facciamo la faccia dura, è molto probabile che ci verrà ricambiata con uguale se non maggiore intensità. Se invece - anche nella frenesia generale che ottunde ogni residua sensibilità - riusciamo a conservare la nostra empatia per il mondo, la nostra disponibilità a vedere nell'altro non un nemico da cui difendersi, ma un "sosia" che ci assomiglia così tanto da confondersi con noi, ecco che il nostro atteggiamento cambia. Ricordiamoci che questo è anche il motto di questo blog, "Cambiamo noi": la speranza che, sommando tanti singoli comportamenti virtuosi, si pervenga a un cambiamento globale che porti pace e serenità a un livello più alto, per tutti. E' questo, per me, lo spirito del Natale. E con questa esortazione, certa che il mondo sarà migliore se noi per primi saremo migliori, vi saluto e vi auguro un nuovo anno pieno di buoni propositi realizzati!
martedì 30 novembre 2010
LA CULTURA DELLA GUERRA
Mi è capitato qualche giorno fa di curiosare in un grande magazzino: tanto per non far nomi, Coin di corso Vercelli a Milano. Tra i giocattoli in bella mostra, ho notato un'intera sezione dedicata alle armi da guerra, tutte in formato ridotto, ma corredate da inequivocabili scritte: "FUCILE DA ASSALTO", "PISTOLA A RIPETIZIONE", riproduzione da originale in dotazione all'Esercito Italiano, con tanto di bandierina tricolore... E - ciliegina sulla torta - la scritta "non adatto a bambini inferiori a 3 anni". Meno male! Credevo che tali oggetti venissero messi direttamente nella culla del neonato, così capisce subito dove è capitato... La cosa mi ha sconcertato parecchio, se si tiene conto di tutte le ipocrite dichiarazioni sulla pace cui assistiamo quotidianamente. Poi, il consumismo che impera ormai sul Natale e su ogni forma di attività umana, provvede a riportarci alla realtà: l'importante è SPENDERE, al diavolo la morale. Altro che il bambin Gesù e le carole!Mettiamo nelle mani di bambini (maschi e portatori di una cultura di violenza che perdura a dispetto di qualsiasi evoluzione culturale) strumenti di morte e simboli di un retaggio ancestrale che dovrebbe essere bandito - almeno nelle intenzioni - nelle nostre "progredite" metropoli occidentali. La guerra è una faccenda che mostra sempre di più la sua natura primitiva, la sua incapacità di risolvere i conflitti, la sua sostanziale antistoricità... Eppure, il buyer del Gruppo Coin si è sentito assolutamente a suo agio nel proporre alla sua clientela (immaginiamo moderatamente acculturata, moderatamente benestante, moderatamente "buonista") questi orrendi oggetti perchè ne facciano un bel pacchetto da mettere sotto l'albero per i loro pargoli. Complimenti. Perché non mettere anche belle riproduzioni a grandezza naturale di bombe a mano, mine antiuomo o patiboli?
Ho chiesto di parlare con il responsabile del punto vendita per manifestargli la mia indignazione per una scelta così aberrante. Mi è sembrato sinceramente contrito. Ha preso l'impegno di riferire il mio disappunto ai vertici aziendali. Spero lo farà. Intanto, intorno a me, si era radunata una piccola folla di mamme e nonne in shopping natalizio che hanno sostenuto la mia posizione. Rifletto: ma se in Italia il ministro La Russa spende 150 milioni di euro per 4 caccia bombardieri e il ministro Bondi ne taglia altrettanti alla cultura, non vi colpisce la relazione?
Buon Natale. E che il Dio della pace ci aiuti.
Ho chiesto di parlare con il responsabile del punto vendita per manifestargli la mia indignazione per una scelta così aberrante. Mi è sembrato sinceramente contrito. Ha preso l'impegno di riferire il mio disappunto ai vertici aziendali. Spero lo farà. Intanto, intorno a me, si era radunata una piccola folla di mamme e nonne in shopping natalizio che hanno sostenuto la mia posizione. Rifletto: ma se in Italia il ministro La Russa spende 150 milioni di euro per 4 caccia bombardieri e il ministro Bondi ne taglia altrettanti alla cultura, non vi colpisce la relazione?
Buon Natale. E che il Dio della pace ci aiuti.
domenica 21 novembre 2010
L'AGRICOLTURA STA SPARENDO?
Girando per le campagne lombardo-venete ho notato una miriade di vecchie cascine in abbandono, quasi sepolte tra capannoni e svincoli autostradali, come relitti di un gigantesco naufragio. Questa visione mi ha fatto riflettere sulla progressiva sparizione - sempre più accelerata - di campi coltivati, orti, frutteti e di quei presìdi del territorio che erano le vecchie case coloniche. Il nostro paesaggio, fino a 50 anni fa così omogeneo e "leggibile", è stato travolto e sfigurato da una colata di brutte costruzioni senza estetica e, spesso, senza alcuna utilità, come testimoniano i numerosi striscioni "affittasi" o "vendesi" che costellano queste brutture senza acquirenti. A parte l'ovvio sospetto che si tratti di interventi edilizi fini a se stessi, cioé utili solo a riciclare denaro sporco, rimane da chiedersi quando finirà questo insensato consumo di suolo, che fa retrocedere sempre più la nostra agricoltura. Non voglio addentrarmi in considerazioni filosofiche, ma restare in un campo che conosco: l'agricoltura è la vera sentinella del territorio. Solo questa attività permette infatti un vero e proprio lavoro di "manutenzione" del suolo, controllandone le acque superficiali, impedendo il degrado ambientale, esercitando una salutare quanto fondamentale "custodia" del patrimonio naturale che appartiene a tutti. Guardo con molta preoccupazione alla progressiva marginalizzazione dell'attività agricola in pianura padana, un tempo modello di buona gestione del territorio. Mi chiedo dove andremo a rifornirci degli alimenti indispensabili alla nostra sopravvivenza. Saremo costretti a indebitarci ulteriormente comprando dai paesi esteri? Daremo un'altra spallata all'ambiente facendo viaggiare le merci su gomma con il conseguente inquinamento, oltre all'intasamento delle nostre strade già così congestionate? A me pare che in questo settore manchi una volontà a livello politico di incoraggiare e sviluppare la nostra agricoltura. E lo dimostrano le reiterate manifestazioni dei coltivatori diretti e degli allevatori degli ultimi mesi. Cosa possiamo fare noi per contrastare questa deriva che minaccia di soffocare la nostra agricoltura e degradare irrimediabilmente le nostre residue bellezze? Abbiamo un solo, potente strumento: il nostro potere di acquisto. Usiamolo. Compriamo prodotti agricoli a kilometro zero dai nostri amici contadini che ancora resistono, associamoci in gruppi d'acquisto solidale, privilegiamo sempre l'agricoltura di prossimità, evitiamo le grandi catene distributive che seguono logiche di puro profitto (avete fatto caso che nei supermercati i prodotti freschi arrivano spesso dall'estero o da zone depresse, dove evidentemente si strozzano i contadini con prezzi risibili?), facciamo i nostri regali di Natale nei reparti alimentari del commercio equo e solidale... L'agricoltura deve vivere per farci vivere tutti meglio. Salviamola.
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