giovedì 20 marzo 2014

EXPO....sizione di schifezze???

L'Expo si avvicina, più minaccioso che promettente. Ma la città di M non pare affatto pronta a ricevere degnamente le milionate (?) di turisti in arrivo dai cinque continenti, terribilmente ansiosi di visitare questo luogo di delizie....
Ho provato a gironzolare in lungo e in largo, cercando di guardarmi intorno con gli occhi del visitatore. E ne ho ricavato un'impressione deprimente. E' questa la Mirabilandia che presenteremo al mondo?? Prescindendo dai preoccupanti ritardi dei lavori in corso a Rho, con canali prima osannati e poi cancellati, infiltrazioni di organizzazioni criminali negli appalti e simili amenità, è veramente miserevole lo stato in cui versa questa "grande capitale della moda e del design". Vediamone qualche aspetto :
Ambiente urbano : giardini abbandonati al loro destino, zeppi di cartacce & cacche canine (anche in centro) - marciapiedi sconnessi e altrettanto sporchi - case ricoperte da orridi scarabocchi (qualcuno li chiama ancora graffiti o street art, nientepopodimeno! Ma quali graffiti?? Ma quale street art??? Qui c'è solo vandalismo becero!!!) - monumenti imbrattati e/o coperti di escrementi di piccione.
Viabilità : qui vige l'anarchia totale - auto parcheggiate ovunque, in quarta fila, davanti ai passi carrai, sulle strisce e sui giardinetti - automobilisti perennemente inferociti, armati di clava e turpiloquio facile - ciclisti che viaggiano a manetta sui marciapiedi o contromano, con l'onnipresente cellulare all'orecchio, zizzagando pericolosamente tra i pedoni - motociclisti per i quali il Codice della Strada non vale, che passano col rosso, superano a destra e a sinistra in contemporanea, o che (furbi come Fiorello) risalgono a tutto gas le auto ferme per lasciar passare i pedoni sulle strisce, rischiando di travolgerli e spesso riuscendoci - e potrei continuare a lungo
Ambiente umano : i milanesi, o coloro che passano molto tempo a Milano assorbendone l'humus malefico, sono incazzati di default, quando piove e quando c'è il sole, di giorno feriale o festivo, di mattina e di sera. Vai a sapere perché : l'acqua che esce dai rubinetti? Il clima? Il rumore infernale? Gli orari di lavoro? Un particolare gene del DNA? Chi lo sa. E' un mistero tenebroso che nessuno è mai riuscito a spiegare scientificamente. Ma empiricamente è una certezza. Basta girare per la città e provare a sorridere ai passanti: riceverete sguardi tra il guardingo e l'apertamente ostile, come se sorridere fosse un'attività riprovevole. Per non parlare dei negozianti, più scorbutici di un orso bruno, più respingenti di un treno intercity, meno simpatici di un gatto appeso agli zebedei.
Mezzi pubblici : delle tanto strombazzate nuove linee della metropolitana, solo due tronconi saranno realizzati. Serietà italiana. E in fondo, a noi milanesi non coinvolti nel business, cosa porterà di buono EXPO? Nulla. Di cattivo, tanto : traffico in tilt, mezzi superaffollati, caos, inquinamento, opere costose e probabilmente inutili.

Dunque, che cosa abbiamo da EXPOrre??? Non credo bastino gli stand pieni di verde e di famigliole beate che ci propinano gli ingannevoli rendering a far confluire tutta questa umanità sulla città di M. E comunque - una volta confluita - la folla che ha pagato fior di soldi per lunghi voli e dispendiosi biglietti si chiederà cosa mai c'era da vedere, a Milano.... E non è un bel biglietto da visita per futuri ritorni.

Vorrei tanto credere ai miracoli e pensare che mi sbaglio, Milano si presenterà bella, efficiente e accogliente. Ma purtroppo troppe delusioni mi fanno inclinare al pessimismo.
Ma non era meglio lasciare EXPO a Smirne?

mercoledì 29 gennaio 2014

ABITUARSI ALLA BRUTTEZZA

Non so se ci avete fatto caso: la bruttezza avanza, in tutte le sue forme. Vedi gente estasiata davanti a un nuovo quartiere che pare una nave impazzita, capitanata da Schettino, navigante tra le belle e austere forme delle case ottocentesche, a Milano Fiera. Un quartiere che un tempo era considerato elegante, ora sfregiato dall'inserimento di queste orrendi palazzi in stile tardo-demenziale, opera dell'archistar Zaha Hadid (una donna... peccato), calate come un'astronave aliena e altrettanto stranianti. Il quartiere si chiama City Life (nome che fa presagire un futuro metropolitano terrorizzante) ed ha fatto infuriare diversi Comitati cittadini, che invano si sono battuti per evitare questo sfregio. Niente da fare, gli interessi in gioco erano troppo grossi e la Moratta non era certo una paladina della tutela. Eppure la gente comincia a farci il callo e quasi quasi - in nome di una malintesa "modernità" - arriva a giustificare questa operazione di pura speculazione, per nulla redenta da una qualsivoglia dignità architettonica o di utilità sociale.
Ma non è solo questo a turbarmi. Ci avete fatto caso ai déhors dei nostri bar milanesi? Sono spesso gabbiotti prospicienti strade trafficate e inquinatissime, dove solo aspiranti suicidi a miccia lenta amerebbero conversare con un bicchiere in mano. Invece no, qui nella città di M fa figo recarsi in questi luoghi di rara bruttezza, con decibel che obbligano ad urlarsi nelle orecchie e aria zeppa di polveri sottili, quasi fossero terrazze sul mare, cullate dallo sciabordio delle onde.
Poi, fate caso alla quantità incredibile di rifiuti abbandonati ovunque, sui marciapiedi, lungo le strade, traboccanti dai cestini, gettati con noncuranza nei pochi giardini spelacchiati della città, appoggiati sui davanzali delle finestre, lasciati a marcire nei corsi d'acqua e nei parchi. Un diluvio universale di pattume, una piaga apocalittica. Nessuno pare badarci. Nessuno se ne cura. Nessuno, tantomeno, provvede a rimuoverli, quasi facessero parte del paesaggio urbano.
Non vi pare che sia la prova provata del nostro lento, ma inesorabile adattamento al brutto?
Nessuno che si ribelli, nessuno che se ne senta offeso, nessuno che reagisca facendo qualcosa in prima persona, che si opponga a una realtà che ci obbliga a vivere così malamente. Anzi: tutti quanti a far finta di niente, utili idioti che mangiano cacca fingendo che sia cioccolata...

"E' la bellezza che salverà il mondo", diceva Dostoevskij.
Vorrei invitarvi a boicottare la bruttezza dovunque essa si manifesti, perché abbiamo più bisogno di bellezza che di ricchezza.
Facciamone il nostro motto, agiamo per portarla ovunque intorno a noi. Lottiamo per farla rinascere.
Altrimenti il nostro mondo sarà destinato a sprofondare, senza scampo.


mercoledì 4 settembre 2013




I MILLE RICHIAMI DELLA FAMIGLIOLA ITALIOTA IN VACANZA

Eh sì, mi tocca ritornare su un vecchio tema, sempre attuale: ma quanto strillano le famigliole italiane in vacanza? Fanno più rumore loro di un esercito invasore, sono più eterolesive ed espansive del gas, più fastidiose delle zanzare, più petulanti della pubblicità nelle stazioni del metrò... La famigliola italiota in vacanza si contraddistingue per l'inutilità del richiamo, per la vacuità del commento, per la molestia gratuita delle (finte) intemerate ai figlioletti: è tutto un vociare a base di "Federicooo, ma quante volte te lo devo dire di non correreee", "Alessioooo, ma come ti sei conciato la magliettaaaa", "Vieni da zia tuaa, che ti pulisce il nasooo", "Vai da papà, Cesareeee", "Mamma, dove sta nonnoooo" e l'ineffabile "Non gridareeeee", sparato a 3500 decibel nel bel mezzo di un concerto. E via così, urlando : sulle spiagge, negli autogrill, nei musei, sugli aerei, per strada, nelle chiese, fra le rovine di Pompei, al ristorante, ovunque. La famiglia italiota più grida e meno educa, più sbraita e meno tiene a bada bambini chiassosi e maleducati, considerati nella classifica di un'autorevole testata americana "i peggiori del mondo" per i loro comportamenti sociali. E non c'era bisogno di questa conferma: bastava guardarsi intorno.
In questa estate appena trascorsa, ho avuto modo di constatare nei mille luoghi della convivenza civile (si fa per dire) la tracotanza, la maleducazione, la sguaiataggine e l'ignoranza di molte, troppe famigliole italiote, del tutto indifferenti agli altri, totalmente egoriferite, così simili a quelle descritte dai film con Fabrizi e la Sora Lella, con i pignattoni pieni di pastasciutta sulla spiaggia di Capocotta e il bercio facile. Con in più il tocco innovativo del cellulare brandito a tutto volume a coronamento di questo quadro sconfortante.
C'è poco da fare: se il nostro Paese non decolla e va alla deriva in tutti i campi, la ragione prima sta nell'incapacità della famiglia di trasmettere valori civici, nella sguaiataggine dei suoi cittadini e nella loro totale refrattarietà a qualsiasi evoluzione del costume. Dal punto di vista dei comportamenti sociali, siamo ancora quelli di 50 o 60 anni fa, ma con meno ingenuità e molta più protervia.

martedì 13 agosto 2013

LA MODA DEI TESCHI, METAFORA DEL PRESENTE

All'inizio ha prestato una fuggevole attenzione di retrocranio. Alla decima visione di un teschio su una maglietta esposta in un negozio molto trendy, ho pensato: ma che succede??? Poi, ho cominciato a farci caso: i teschi erano dappertutto. Sui gioielli, sui vestiti, sui cappelli, sulle scarpe, di ogni foggia e colore, ma tutti ugualmente incongrui, minacciosi e macabri. Ma che razza di moda è questa? E perché mai una persona di buon senso e buon gusto dovrebbe mettersi addosso un simbolo così tetro? Ho pensato che l'ingiustamente osannato artista Damien Hirst, con le sue opere tra il furbastro e il catacombale che annoverano anche teschi rivestiti di diamanti e squali imbalsamati, potrebbe aver sdoganato questa ennesima trovata di pessimo gusto. Ma forse la verità sta da un'altra parte: vista l'ecatombe di donne morte ammazzate, anche quest'anno, il teschio vuole semplicemente rappresentare un terribile e beffardo monito per noi tutte.
Ma francamente non ci trovo nulla da ridere. E tantomeno da comprare.

venerdì 9 agosto 2013

L'ITALIA CHE FUNZIONA : CARGLASS

Metto subito in chiaro che questo NON è uno spot: non percepisco alcun beneficio, palese o occulto, dal parlare bene di un'azienda. Ma ciò che mi interessa, una volta tanto, è mettere in luce qualcosa (ente, privato o pubblico, servizio, etc) che funziona nel nostro disastrato Paese.
Scenario : tangenziale milanese in un torrido pomeriggio d'agosto, auto e TIR incolonnati, guidatori smadonnanti, gran casino pre-ferie.
Prologo : durante una delle poche fasi di andatura normale, tra una coda e l'altra, un forte botto sul parabrezza e un paio di "stelline" testimoniano l'urto di qualche sasso, sparato da chissachi. Mi fermo e vedo con preoccupazione che dalle "stelline" il taglio si allunga velocissimamente e fende il parabrezza ormai quasi completamente. Accidenti, penso, è quasi ferragosto, chi mai potrà risolvere il problema?? Chiuso per ferie ormai quasi dappertutto, alla faccia della crisi. Penso che devo partire tra 48 ore e la faccenda mi pare di difficile soluzione. Smanetto freneticamente sull'Iphone partendo dalla formula "sostituzione parabrezza" e mi appare Carglass, con relativo numero verde. Sono quasi le 19 e il mio pessimismo da constatazione (dovuto cioè a mille esperienze negative precedenti) mi dice che sarà dura trovare qualcuno che mi aiuti. Invece, al secondo squillo, risponde Arturo, che con voce rassicurante mi fa domande semplici e chiare, aiutandomi a trovare le informazioni che servono e che io, pasticciona e disinteressata come sono all'argomento, non conosco. Tipo: "il suo tergicristallo è automatico?"... Panico. "E chi lo sa", rispondo rassegnata al mio destino. Ma lui no, lui mi dà le dritte per capirlo e scopro così, dopo 2 anni dall'acquisto e 60.000 km, che sì, la mia auto ha il tergicristallo automatico. Da questo momento, rinfrancata dall'assistenza amorevole di Arturo, tutta la faccenda è in discesa. Fissa un appuntamento con il punto Carglass più comodo per me, mi manda un sms di conferma. Credo di sognare. Il mattino dopo, puntualissimi, in due ore (come promesso) sostituiscono il parabrezza acciaccato, sorridenti come fossimo in India ed efficienti come fossimo in Svizzera. Dentro di me cova ancora la diffidenza della perenne fregata: "Vedrai che sarà un casino con l'assicurazione...", penso. Macché. Fanno loro anche quello: niente moduli, niente denuncia, niente di niente. Una meraviglia. Vorrei baciarli uno ad uno. Ed è in segno di riconoscenza che scrivo questo post: ragazzi, in Italia c'è ancora qualcosa che funziona. E se c'è, vuol dire che la speranza di vivere finalmente in un Paese normale non è morta. Per questo, benedetta sia Carglass e i suoi uomini, ovunque essi siano.


lunedì 20 maggio 2013

GLI EDICOLANTI DI MILANO? I PEGGIORI

Eh sì, mi tocca ritornare su un tema già trattato: la mala educazione dei negozianti, nel caso specifico quella degli edicolanti. Tutti a strapparsi i capelli perchè la crisi della carta stampata sta decimando le edicole, che infatti chiudono al ritmo delle foglie cadenti in autunno... Ok. Ma proviamo a guardarci un po' dentro, a questo fenomeno (che io peraltro deploro, visto che da nostalgica amo molto l'odore del giornale al mattino, quasi quanto quello del caffè). A Milano c'è un fatto strano, sul quale bisognerebbe indagare. Io mi limito a segnalarlo: gli edicolanti sono quasi tutti - "quasi", è ovvio - estremamente scorbutici, se non decisamente aggressivi e scortesi. Non salutano. Non sorridono (figurarsi!). Se vedono che cerchi una rivista e non la trovi manco ti filano. Non hanno mai il resto e se tu non hai monetine ti guardano in cagnesco come fossi una criminale (quando in realtà sarebbero loro a doversele procurare, perbacco!).  E potrei andare avanti ancora a lungo. Ordunque, se è vero che le edicole chiudono é anche pur vero che molte, ma proprio molte, se lo meritano, eccome. Invece di coccolarsi i pochi sentimentaloni che continuano ostinatamente ad acquistare il caro vecchio giornale di carta e non se lo scaricano sull'Ipad (che tra l'altro costa uguale ed è assai comodo se non hai voglia di uscire), questi signori - si fa per dire - cosa fanno? Lo bistrattano, gli ringhiano contro e sembrano prendersela proprio con lui, l'innocente e naturale alleato, che invece dovrebbero trattare come una rosa al naso. Credete che stia esagerando? Per niente. Ho girato a piedi un bel pezzo di città, acquistando qua e là ogni genere di quotidiano e rivista, ricevendo quasi ovunque questo tipo di trattamento, salvo pochissime eccezioni. Un mio congiunto - per avere insistentemente chiesto all'edicolante che stava al cellulare, ignorandolo - di assisterlo nella ricerca di una testata che non trovava, è stato addirittura insultato e minacciato con la bacchetta di ferro per alzare la serranda. Un episodio inquietante, certamente un caso limite, prontamente denunciato alla polizia. Ma non è un caso isolato. Gli edicolanti di Milano dovrebbero prendersi un calmante, se proprio non ce la fanno a diventare un po' più gentili e affabili. E se chiudono uno dopo l'altro, beh, ce ne faremo una ragione. E passeremo all'Ipad, che almeno non ti aggredisce di primo mattino.


martedì 31 luglio 2012

E SE STESSIMO CAMBIANDO DAVVERO, NOI ITALIANI?

Frammento di dialogo, colto al volo. Luogo: via Marghera a Milano, mattinata di acquisti pre-ferie. Protagoniste: una mamma (elegante, stile sciuretta milanese) e una figlia (adolescente, mediamente sovrappeso, sobriamente abbigliata). Mamma: "Ma te l'ho detto, ti ho comprato un costume di Dolce e Gabbana!!!!". Figlia (aria infastidita): "Ma cosa vuoi che me ne importi di Dolce e Gabbana??? Per me andava benissimo anche "Mele con Formaggio"....". Fine del dialogo. Beh, direte, che c'è di così speciale. Pensateci. Abbiamo vissuto gli ultimi vent'anni con i nostri figli impallinati con i marchi, vittime inconsapevoli di astuti e diabolici marketing manager: se i jeans non erano di Pincopallo o le scarpe di Cacioepepe ci venivano ributtati in faccia come sogliole andate a male. Anni e anni di Italia cafona e firmatissima, di sottoproletari dell'hinterland che calavano in centro il sabato con orrende magliette inneggianti a questo o quello stilista, terrificanti stracci made in China venduti a prezzi da capogiro a poveretti in cerca di redenzione sociale. Parlo dell'Italia cafona del "VIP watching" (una delle più deplorevoli espressioni di questo tragico Ventennio berlusconiano), del Billionaire, dei sottoproletari irretiti a suon di calciatori, reality show, Veline & Velone, Letterine, Meteorine, Olgettine e tutto il ciarpame televisivo-calcistico con il quale una schiera di manager, pubblicitari, registi, politici d'accatto e altri orridi personaggi senza vergogna hanno intortato e intontito un'intera generazione, decerebrandola e riducendola nel frattempo in miseria (questa sì, "reale"), precari e sottopagati a vita. Ebbene, tutto ciò è finito. Il Billionaire ha chiuso, Briatore si vede in giro di rado, il Mago Voland pluriliftato e pluriparrucchinato anche, le esternazioni di Madame Sado-Santanchè e del suo compare Zio Tibia-Sallusti sono sempre più rare, le "firme" del fashion italico sono quasi tutte finite nelle fauci di emiri arabi o miliardari cinesi, e a noi cosa rimane? A noi rimane la speranza che questa orgia di pacchianeria e vuoto pneumatico spacciato per vero siano finalmente finiti, superati, chiusi. Da inguaribile ottimista, nel dialogo tra madre e figlia di oggi ho colto un segno positivo di rinascita, di nuova sobrietà, di voglia di girare pagina. Mi auguro di non essere smentita
Buone vacanze!